Riordino della normativa in materia di Ammortizzatori sociali

JOBS ACT

Sono state approvate dal Consiglio dei Ministri  le disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (decreto legislativo – esame preliminare).
Si tratta del Dlgs attuativo della delega di riforma degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro in attuazione nel Jobs Act (articolo 1, commi 8 e 9 della Legge 10 Dicembre 2014, n. 183, recante ”Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro”).
Il nuovo regime degli ammortizzatori sociali non lascia fuori alcuna impresa, quelle non rientranti nelle integrazioni salariali, ordinarie o straordinarie, potranno contare sui Fondi di Solidarietà Bilaterali, o sul Fondo di Solidarietà Residuale già operativo presso l’Inps  che dal 1° Gennaio 2016 si chiamerà Fondo d’Integrazione Salariale comprendendo tutti i datori con più di 5 dipendenti( attualmente l’obbligo è previsto in relazione alle imprese che occupano mediamente più di 15 dipendenti).
Altre novità sono state: l’estensione dell’integrazione salariale agli apprendisti ( solo a quelli con contratto professionalizzante); l’obbligo per i lavoratori di stipulare un patto di servizio con i centri per l’impiego per fruire delle integrazioni salariali e la revisione e rimodulazione dei contributi.

Disposizioni comuni alle integrazioni salariali ordinarie (CIGO) e straordinarie (CIGS)
I principali interventi riguardano:
– l’estensione dei trattamenti di integrazione salariale agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, con la conseguente estensione degli obblighi contributivi;
– la revisione della durata massima complessiva delle integrazioni salariali: viene previsto, infatti, che per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possano superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. Utilizzando i contratti di solidarietà tale limite può essere portato a 36 mesi nel quinquennio mobile;
– l’introduzione di meccanismi di condizionalità concernenti le politiche attive del lavoro: nello specifico, i lavoratori beneficiari di integrazioni salariali per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50% dell’orario di lavoro sono convocati dai centri per l’impiego per la stipula di un patto di servizio personalizzato.
Per tutte le imprese che utilizzano la cassa integrazione viene introdotto uno sconto del 10% circa sul contributo ordinario che, quindi, passa dall’1,90% all’1,70% della retribuzione per quelle fino a 50 dipendenti; dal 2,20% al 2% per quelle sopra i 50; dal 5,20% al 4,70% per l’edilizia.
Il decreto prevede inoltre l’introduzione di un meccanismo di ‘bonus-malus’ sulle aliquote pagate dalle imprese per la cassa integrazione.
Ma le imprese che più utilizzano la CIG, più pagano: viene infatti previsto un contributo addizionale del 9% della retribuzione per chi la usa sino ad un anno; del 12% sino a due anni e del 15% sino a tre.

Disposizioni in materia di integrazioni salariali ordinarie (CIGO)
I principali interventi riguardano:
– l’introduzione del divieto di autorizzare ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di concessione dell’integrazione salariale;
– la semplificazione della procedura di concessione delle integrazioni salariali ordinarie: nello specifico, viene previsto che il trattamento sia concesso dalla sede INPS territorialmente competente, senza previa deliberazione della Commissione provinciale della Cassa integrazione guadagni.

Disposizioni in materia di integrazioni salariali straordinarie (CIGS)
I principali interventi riguardano:
– la razionalizzazione della disciplina concernente le causali di concessione del trattamento:
Viene previsto che l’intervento straordinario di integrazione salariale possa essere concesso per una delle seguenti tre causali:
riorganizzazione aziendale (che sostituisce le attuali causali di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale);
crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
contratto di solidarietà: pertanto, gli attuali contratti di solidarietà di tipo “A”, previsti per le imprese rientranti nell’ambito di applicazione della CIGS, diventano una causale di quest’ultima;
– l’introduzione della previsione che per le causali di riorganizzazione aziendale e crisi aziendale possano essere autorizzate sospensioni del lavoro soltanto nel limite dell’80% delle ore lavorabili nell’unità produttiva nell’arco di tempo di cui al programma autorizzato; e ciò, al fine di favorire la rotazione nella fruizione del trattamento di CIGS;
Il decreto dispone, inoltre, le seguenti durate massime di fruizione:
per la causale di riorganizzazione aziendale: 24 mesi per ciascuna unità produttiva, senza alcuna possibilità di proroga;
per la causale di crisi aziendale: 12 mesi;
per la causale di contratto di solidarietà: 24 mesi, estendibili a 36 mesi.

FONDI DI SOLIDARIETA’ BILATERALI
Obbligo di istituire i Fondi di Solidarietà Bilaterali per tutti i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione delle integrazioni salariali ordinarie o straordinarie, in relazione alle imprese che occupano mediamente più di 5 dipendenti (attualmente l’obbligo è previsto in relazione alle imprese che occupano mediamente più di 15 dipendenti).
Dal 1° Gennaio 2016, il Fondo di Solidarietà Residuale (ossia il fondo che opera per tutti i settori i quali, oltre a non rientrare nell’ambito di applicazione delle integrazioni salariali ordinarie o straordinarie, non abbiano costituito fondi di solidarietà bilaterali) assume la denominazione di Fondo d’ Integrazione Salariale, nel cui ambito di applicazione rientreranno i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Il Fondo di Integrazione Salariale garantirà l’erogazione dell’assegno di solidarietà.
Si tratta di un’ integrazione salariale corrisposta – per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile – ai dipendenti di datori di lavoro che stipulano con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative accordi collettivi aziendali che stabiliscono una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale o di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo.

Per i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti, il Fondo di Integrazione Salariale garantirà l’ulteriore prestazione consistente nell’assegno ordinario, per una durata massima di 26 settimane in un biennio mobile, in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste dalla normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie (ad esclusione delle intemperie stagionali) e straordinarie (limitatamente alle causali per riorganizzazione e crisi aziendale).

(cit. Italia Oggi; Diritto Lavoro; Il Sole 24 Ore; Ipsoa)

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