Il nuovo contratto a tempo determinato

contratto a tempo determinato

Sembra passato un secolo da quando il contratto a termine, considerato il contratto “atipico” e “precario”, era uscito fortemente penalizzato e visto con sfavore dall’ intervento della L 92/2012.Il presupposto era che una compressione delle possibilità di utilizzo dell’uso del contratto a tempo determinato avrebbe spostato il mercato occupazionale su forme contrattuali più stabili .

Il Ministro Poletti è intervenuto delineando, nel D.L. n. 34 del 20 Marzo 2014 (convertito dalla L 78/2014), gli interventi più urgenti del Jobs Act e tra questi ampio spazio è stato lasciato ad una rivoluzione del contratto a tempo determinato.

Le novità in dettaglio:

SCOMPARE DEFINITIVAMENTE LA CAUSALE PER LEGITTIMARE IL CONTRATTO
Non vi è più l’obbligo della causale per i contratti a termine
L’ acausalità diviene quindi la regola generale, dal momento che non è più necessaria l’indicazione di una causale giustificativa.
L’apposizione del termine è comunque consentita nei casi ove il datore di lavoro ne trae vantaggi, come per esempio nel caso di assunzione:
– per sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro (ferie, malattia, infortunio);
– di persone iscritte nelle liste di mobilità.
– per sostituzione maternità.

DURATA MASSIMA
La durata massima del rapporto di lavoro a tempo determinato è pari a 36 mesi, comprensiva di rinnovi.

PROROGHE
Sono ammesse proroghe fino ad un massimo di 5volte, nel limite dei complessivi  36 mesi.

RINNOVI
Sono sempre ammessi i rinnovi. Lo stacco tra un contratto e l’altro deve essere di:
1) 10 giorni in caso di contratto originario con una durata di 6 mesi;
2) 20 giorni in caso di contratto originario con durata superiore a 6 mesi.

LIMITE DI CONTINGENTAMENTO
La L 78/2014 stabilisce inoltre, che i contratti a tempo determinato non possono superare la percentuale del 20% dei lavoratori assunti a tempo indeterminato in forza dal 1° Gennaio dell’anno di assunzione.
Se il contratto collettivo già disciplina la materia, anche con delle percentuali diverse, vale quest’ultimo (il limite legale al ricorso ai contratti a tempo determinato è da considerarsi alternativo rispetto a quello convenuto nei CCNL).
I datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze fino a 5 lavoratori, possono stipulare un solo contratto a tempo determinato.
Non rientrano nei limiti di contingentamento i contratti stipulati:
– con lavoratori di età superiore ai 55 anni;
– per ragioni di carattere sostitutivo;
– per ragioni di carattere stagionale;
– con ricercatori.

– SANZIONE NEL CASO DI VIOLAZIONE DEL LIMITE PERCENTUALE DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO STIPULABILI
È prevista una sanzione amministrativa per ciascun lavoratore in caso di violazione del limite percentuale, pari al:
20 % della retribuzione, per ciascun mese di durata del rapporto di lavoro,
se trattasi di un solo lavoratore;
50 % della retribuzione, per ciascun mese di durata del rapporto di lavoro,
se trattasi di più di un lavoratore.

DIRITTO DI PRECEDENZA
In caso di nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato, si devono distinguere due situazioni:
a) i lavoratori  stagionali hanno un diritto di precedenza per un successivo lavoro stagionale, nel caso in cui il datore intende assumere per le medesime attività stagionali;
b) I lavoratori che, in esecuzione di uno e più contratti a termine superino i sei mesi, hanno diritto di precedenza nel caso in cui il datore di lavoro intenda assumere a tempo indeterminato entro i successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.
A questi diritti di precedenza la L78/2014 aggiunge disposizioni speciali valide esclusivamente per le lavoratrici.
Per le donne, il periodo di astensione obbligatoria ex art 16 com1 Dlgs 165/2001 ( due mesi prima del parto e tre mesi dopo il parto) concorre a determinare il periodo utile al conseguimento del diritto di precedenza.
Alle stesse lavoratrici viene riconosciuto altro diritto di precedenza anche per le assunzioni a tempo determinato effettuate dal datore di lavoro nei 12 mesi successivi,con riferimento alle mansioni già svolte.

(cit.il Sole 24 ore; Italia Oggi; testi sulla Riforma lavoro.)

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